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Mimetismo
Mimetizzarsi non significa solo nascondersi. La natura ha dotato alcuni di essi di pungiglioni molto velenosi, come nel caso delle api e delle vespe: nessun uccello insettivoro mangerà mai un'ape o una vespa, perché teme il loro pungiglione velenoso. Ci sono in circolazione però delle mosche, appartenenti alle famiglie dei Bombilidi e dei Sirfidi, che assomigliano in modo quasi perfetto alle api e alle vespe: così hanno modo di aver salva la vita, perché molto difficilmente un uccello insettivoro si azzarderà a mangiarli.
Così anche alcune specie di cimici, le ben note cimici puzzolenti, sono di un bel colore rosso e nero, quasi a voler dire: "stai alla larga, è meglio per te". Perciò questi insetti non si preoccupano di nascondersi, anzi si rendono ben visibili per meglio proteggersi.
Altri ancora cercano di sembrare terrificanti per spaventare i
predatori. Un bell'esempio di mimetismo lo si ritrova in una farfalla della famiglia dei Saturnidi, la Attacus atlas, detta anche farfalla cobra, probabilmente la più grande farfalla esistente al mondo (raggiunge un'apertura alare di 30 centimetri).
Nelle nostre zone, almeno fino a che gli equilibri ambientali non sono stati alterati dalla presenza dell'uomo, gli occhi rappresentavano lo sguardo del gatto, del lupo, della lince, della volpe, tutti buoni motivi per mettersi in salvo al più presto, per non passare da predatori (di insetti) a prede (un uccello insettivoro è un sostanzioso pranzo agli occhi di un gatto). Da attente osservazioni e ragionamenti approfonditi su coincidenze e similitudini il grande naturalista Charles Darwin formulò, nella seconda metà del 1800, la teoria dell'evoluzione della specie.
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